La Villa di Tiberio

L’estesa grotta naturale che si apre nel monte Ciannito che ha tracce di frequentazione già in epoca preistorica, presenta ben visibile parte della ristrutturazione di età imperiale.

La villa vera e propria, di modeste dimensioni, risale alla tarda età repubblicana e venne forse ereditata da Tiberio dalla madre Livia originaria di Fondi, nei pressi di Sperlonga. I resti visibili consistono in una serie di ambienti disposti attorno ad un cortile porticato, con una serie di ambienti di servizio, più volte ristrutturati, una fornace ed un forno per il pane. Nella prima età imperiale venne aggiunto un portico a due navate.

La struttura che suscita maggiore ammirazione è la spelunca – da cui deriva il toponimo Sperlonga – una grotta naturale (in parte lasciata nella forma originaria in parte opportunamente sistemata) posta a poche decine di metri dalla riva del mare, inglobata nella villa come teatro naturale. Qui sono stati rinvenuti quattro celebri gruppi scultorei (definiti “L’Odissea di marmo”), rappresentanti le imprese di Ulisse, interpretati da alcuni studiosi come originali ellenistici, da altri come copie di età tiberiana.

La grotta è costituita da una cavità principale, profonda 33 metri, il cui ingresso è preceduto da un grandioso bacino rettangolare (peschiera) riempito d’acqua di mare, al centro del quale era collocato un padiglione con una cenatio, una sala da banchetti estiva. Il bacino comunicava con una piscina circolare posta all’interno della grotta, dove, su un basamento era collocato il gruppo scultoreo rappresentante Scilla che attacca la nave di Ulisse.

Ulteriori Informazioni

La grotta principale è fiancheggiata da due anfratti minori: quello a sinistra dell’ingresso è caratterizzato da uno sperone roccioso lavorato a forma di prua di nave. Un’iscrizione ricorda che si trattava di Argo, la celebre imbarcazione degli Argonauti.

Sul fondo dell’antro principale si aprono due appendici: in quella di sinistra si apriva un grande salone a tre quarti di cerchio utilizzato probabilmente come triclinio, mentre quella di destra era adibita a ninfeo con cascatelle e giochi d’acqua. Questa seconda cavità è la più spettacolare del complesso: un podio con profilo a nicchiette costituiva il pavimento interno; al di sopra scorreva un velo d’acqua che confluiva nella piscina circolare.

Sullo sfondo era ricavata un’ampia nicchia, che ospitava il gruppo scultoreo più famoso, quello dell’accecamento di Polifemo da parte di Ulisse.L’insieme residenziale era limitato a nord da un lungo portico a due luci, parallelo al mare, con decorazione policroma in marmo, pasta vitrea, stucco, lastre marmoree e decorazioni pittoriche imitanti finte lastre di marmo colorato. Sul lato destro della grotta in prossimità del mare furono rinvenuti due busti di Attis su colonnine oggi al NY Carlsberg Glyptotek di Copenaghen ed una statua di Andromeda ora al Museo Nazionale di Napoli.

Tutto il complesso mostra l’inclinazione di Tiberio verso la cultura ellenistica e la poesia omerica, passione che sicuramente concorse a far amare all’imperatore la villa della spelunca. E’ da presumere che qui si sia verificato, nel 26 d.C., il drammatico episodio narrato da Svetonio e Tacito: mentre stava banchettando, il distacco improvviso di alcune rocce aveva ucciso dei servi e avrebbe potuto rivelarsi fatale per lo stesso imperatore se Seiano, il prefetto del pretorio, non lo avesse protetto con il proprio corpo.

I successivi proprietari della zona continuarono ad incrementare il patrimonio artistico della villa, come dimostrano i materiali esistenti nel Museo che arrivano fino alla tarda età romana. Dopo la tarda età romana la villa andò decadendo. Una piccola grotta a nord dell’antro ospitò nel secolo XVIII una cappella cristiana di cui restano scavate, nella muratura, nicchie e una croce con un’iscrizione: AVE CRUX SANCTA.

Lo specchio di mare antistante la villa e il promontorio è in concessione al WWF per la creazione dell’OASI BLU (zona marina protetta).

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